MARSAGLIA FAMIGLIA Castello, Ville e Parco.

L’Architetto Giovanni Michelucci

Il Castello Marsaglia era stato costruito nel 1882 su commissione dell’ ing. Giovanni Marsaglia, dall’ architetto Pio Soli, un piemontese di Castelnuovo Scrivia che realizzò a Sanremo la maggior parte delle sue opere: villa Ernesto Marsaglia, la Chiesa Presbiteriana (poi de­molita), villa Stefania, villa Mi Sol, villa del Sole,  villa Virginia, villa Fiorentina, villa Bel Respiro.  Il  Castello Marsaglia, ora scomparso, appariva ricco di elementi decorativi e caratterizzato da un sontuo­so gioco di terrazze, logge e torri che mostrava le sue pareti di marmo bianco tra il verde di un grande parco al cospetto del mare: uno dei giardini più lussureggianti della città che porta ancora oggi, anche se è in gran parte occupato dall’ Auditorium Franco Alfano, il nome di una celebre famiglia: I Marsaglia.   Per tre generazioni vi hanno abitato stabilmente edificando altre sei ville nei dintorni del Castello.  Secondo la Treccani hanno influito in modo decisamente  significativo sulla crescita della città.  Non si trattava di un semplice luogo solo fiorito e alberato, ma di un parco monumentale, con una originale architettura di giochi d’acqua ed un patrimonio botanico di tutto rispetto.  Mentre si scorrono le immagini spunta il ritratto di Giovanni Michelucci: un importante architetto, urbanista ed incisore italiano, collaboratore di Marcello Piacentini. Siamo già nel 1950 ed in quello che resta del giardino e del Palazzo Marsaglia.  All’epoca gli eredi Marsaglia rimasti, lo avevano  venduto all’ Impresario edile Massa che pensava di realizzarvi una struttura residenziale di lusso, incaricando l’arch. Michelucci, che  propose una soluzione considerata decisamente avveniristica: due sottili grattacieli gemelli di 45 piani collegati alla sommità da un ampio salone da destinare a ristorante panoramico di eccellenza e salone delle feste, che si distingueva per la propensione ad uno sviluppo verticale per salvaguardare la porzione massima di spazi liberi o attrezzati.  Le foto che mostriamo riguardano il plastico da lui realizzato per illustrare la risistemazione del Parco nella  zona dell’ Imperatrice interessata che a suo tempo creò molte polemiche e fece discutere animatamente in tutti i consessi cittadini amministrativi, costringendo l’impresario ad accontentarsi dell’ attuale, anonimo palazzone.  Le foto del plastico, che testimoniano uno dei sogni irrealizzati dell’architetto, si accompagnano, ad altre meste immagini: sono quelle che documentano alcuni momenti della demolizione del castello Marsaglia a fini puramente (anche se legalmente) speculativi.  Dai notare alcuni degli affreschi “Belle epoque” realizzati dai maggiori pittori d’interni dell’epoca, pochi istanti prima di cadere trafitti dalla martellina di un incolpevole ed inconsapevole demolitore.  Per riferire preziosi accenni alla storia del Castello Marsaglia  e dei suoi abitanti è piacevole affidarsi a quanto dichiara Fabiano Scalabrini al suo intervistatore Duilio Cossu; entrambi sono “autori” del libro SANREMO, SANREMO, I FAVOLOSI ANNI 30 ed “entrambi esperti operatori del Casinò di Sanremo.  “Le vicende del Castello Marsaglia e della serie di splendide ville costruite nei dintorni– racconta Scalabrini-  si devono a due diversi tempi e situazioni, a causa dell’opposto orientamento di vita tra l’ ingegner Giovanni   Marsaglia, che ne fu l’e­dificatore, e quello di suo figlio Vincenzo (detto Cencio).  Giovanni, che fu uno degli artefici del traforo del San Gottardo e costrutto­re di strade ferrate (anche il tratto S. Stefano-Ventimiglia attorno al 1870 fu opera sua) amava moltissimo ricevere e in grandissimo stile, si che io, giunto a Sanremo dopo molti anni dalla sua morte (1900) ebbi modo di valutare, attraverso le rievo­cazioni dei contemporanei, quanto fosse ancora vivo il ricordo dei ricchissimi e spet­tacolari ricevimenti offerti dal Marsaglia negli splendidi saloni del Castello. Egli era solito estendere l’invito anche ad ufficiali ed a numerosi allievi dell’Accademia Navale di Livorno, invito che era accompagnato dall’ ospitalità negli alberghi cit­tadini.  Vincenzo, invece, sotto questo aspetto, era esattamente l’opposto del padre: tutto mi fa ritenere– continua Scalabrini-  ch’egli, esclusione fatta delle dimore del parentado, non abbia mai varcato a scopo mondano I’ uscio di nessuna casa sanremese. E della stessa pa­sta era sua moglie Adelina, anche lei una Marsaglia in quanto cugina, con la quale mise al mondo ben nove figli. Il Vincenzo non continuò l’attività paterna, ma con il fratello Roberto costruì e gestì la rete tranviaria di Sanremo.  Una curiosità: i due fratelli, ma più sovente il Vincenzo, si divertivano a gui­dare un tram in servizio, naturalmente abbigliati con i loro eleganti vestiti – cap­pello compreso – generando in chi non li conosceva il sospetto che 1’Azienda fosse talmente povera da non poter fornire una divisa ai propri manovratori ed i manovratori cosi ricchi da potersi permettere lussi insensati. Conobbi nell’estate del 1926, tramite la famiglia Pirro, i ragazzi del Castello», come venivano chiamati: la bellissima Annaida, Gion, Gin, Stin, Min, Maria Mer­cede, Adele (le altre due figlie, Immacolata e Giuseppina, erano decedute in tenera età) e ne divenni subito intimo amico. E l’ amicizia si consolidò per effetto di una speciale e fortuita circostanza:  a quel tempo all’Imperatrice non esistevano  stabilimenti balneari, eccezione di una serie di cabine riservate alla clientela dell’Hotel Royal, rag­giungibile attraverso un corridoio sotterraneo che adduceva dall’albergo al mare. II Comune di Sanremo aveva però concesso anche a pochi privilegiati la fa­coltà d’installare sulla scogliera cabine private, la più grande delle quali era quella dei Marsaglia-Pirro; le altre appartenevano al Console tedesco Geibel, a quello inglese Turton, alla contessa Maggiolini e a Clotilde Amoretti, figlia di un ammiraglio imperiese. Mi fu offerto dai “ragazzi” di usare la cabina per tutta l’estate, e qualche vol­ta fui invitato da qualcuno dei cu­gini Pirro anche al Castello, per una colazione che veniva servita da un elegante maggiordomo e da due camerieri in livrea. Furono le sole occasioni che mi fecero conoscere la magnifica di­mora e le preziose opere d’arte che conteneva“.   Sempre proseguendo con il racconto di  Fabiano Scalabrini aggiunge: “Entrando net parco Marsaglia e percorrendolo fino all’altro ingresso di Via Roccasterone, vediamo tre delle Siamo nel 1932 e la sposa raggiante è Annaida Marsaglia. Attorno i membri, pro tempore ed ancora numerosi, della prestigiosa famiglia. 
 sette Ville Marsaglia. La prima era residenza della Signora Giacomina Marsaglia, vedova del capitano dei Bersaglieri Michele Pirro, originario di Sessa Aurunca, con i figli Mario, Giulio,  Augusto, Mercedina ed Er­nestino. Ed e a questa cara ed ospitale Famiglia che devo principalmente il mio ra­pido ingresso nella mondanità sanremese e l’estesa conoscenza che di quel mon­do ebbi in seguito. Subito dopo, nello spiazzo del giardino, sorge la seconda, abitata dal caposti­pite della famiglia, il senatore Ernesto (ora sede alberghiera). Accanto alla seconda v’e la terza residenza, occupata da un’altra famiglia rus­sa, formata a quel tempo dalla baronessa Osten-Saken e dalla figlia Olga, tuttora vivente, vedova di mio fratello Nino. Uscendo dal parco, subito troviamo la quarta villa, abitata dalla contessa Eu­genia Roverizio di Roccasterone, vedova del senatore Ernesto Marsaglia, con i figli Antonio (Nuccio), Mercede e Amedeo. Famiglia ove ebbi occasione di affinare le mie modeste cognizioni musicali, praticando ed assimilando quelle dell’indimenti­cabile Nuccio, finissimo musicista, nonché ammirato pittore.  Altre ville Marsaglia incontriamo risalendo verso l’alto Berigo. Una, abitata dal barone Sartorio, la cui moglie era una Marsaglia, ed un’altra, la Villa Haloe, della quale il pittore Carlo Alberto ebbe qualche volta a scrivere e che divenne poi proprietà dell’originale e facoltoso ammiraglio americano Roch.  A proposito di Villa Haloe ricordo un ameno particolare, di gusto anglosasso­ne: la famiglia Marsaglia, iniziando le trattative di vendita, fece pervenire all’am­miraglio americano – probabile acquirente – una dettagliata proposta contenente le proprie pretese. L’ammiraglio, che evidentemente oltre che possedere una mon­tagna di dollari aveva il culto della sintesi, rispose con un telegramma il cui testo conteneva una sola parola: «Yes». 

N.B.  Per tentare una minima precisazione sulle splendide ville dei Marsaglia-X-Roverizio si può dire che, tranne quella di Sanromolo,  spuntarono lungo la strada privata Roverizio di Roccasterone: un’ arteria di congiunzione con Corso degli Inglesi e tutta costeggiata da pregevoli costruzioni di lusso con giardino che accolsero i primi turisti d’ élite della città.  Le “Guide Fontanella”; ad esempio, nelle loro prime annate annoveravano  sei ville di Ernesto Marsaglia e una sola di Luigi Marsaglia nella strada privata Roverizio. Nel 1911 si elencano due ville di Ernesto Marsaglia in via privata Roverizio ed in via Regina Margherita, una villa di Luigi Marsaglia ancora in via privata Roverizio.

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