MILANO SANREMO dal 1921 al 1925

MILANO SANREMO del 1921

Costante Girardengo aveva già assaporato una vittoria certa tre anni prima sul traguardo della Sanremo, ma anche tre cocenti sconfitte: nel 1915 per squalifica da Corlaita, poi battuto 2 volte sul traguardo da Belloni (e da una serie inverosimile di forature) nel 1917  e nel 1920; infine, nel 1919, secondo alle spalle di Gremo,  ma a causa di tre forature ed altrettanti impetuosi inseguimenti. A giudizio della critica questa fu la sua più memorabile Milano Sanremo.  Anche la partenza di questa edizione avvenne, come sempre all’alba, e quando i corridori costeggiarono i Navigli si vedeva già una gran folla ad aspettarli e nel 1921. Anche il plotone dei partenti era particolarmente nutrito perché molti stranieri come Thys, Luguet, i due Pelissier, Marcel Buysse e altri corridori dl prim’ordine calarono in Italia  con non celate ambizioni. Eppu­re, quando Girardengo ai Piani d’Invrea scatenò accelerò la marcia, solo Ire corridori ita­liani seppero resistergli: Azzini, Sivocci e Brunero. Questi, che era il più forte in salita, accese la competizione sui colli. Furono vittima di cadute  Azzini e Sivocci, ma Girardengo rispose da par suo e sul Berta precedette Brunero. In volata Girardengo ne fu il dominatore assoluto aggiudicandosi la sua seconda Classicissima.

MILANO SANREMO del 1922

Giovanni Brunero, diventò professio­nista nel 1920, dopo essersi laureato campione nazionale dei dilettanti nel 1919. Nel 1921 si aggiudicò it primo dei suoi ire Giri d’Italia. Gli altri due li vinse nel 1922 e nel 1926.  Fu uno scalatore – passista, antagonista di Girardengo in più di una corsa. Nel 1922 vinse la Milano – Sanremo, nel 1923 e nel 1924 si aggiudicò il Giro di Lom­bardia. Fu primo anche nel Giro dell’Emilia del 1920, nel Giro del Piemonte net 1921 e del Giro di Romagna del 1923.  Chi custodira i custodi: é proprio il caso di chiedersi leggendo la cronaca della 15a edizione della Classicissima. Perché protagonista della corsa, piu dei corrido­ri stessi, fu un addetto al servizio dell’ordine sul rettilineo d’arrivo. Come I ‘anno prece­dente Girardengo e Brunero erano riusciti a liberarsi di ogni avversario: e come I ‘anno precedente, non v’era alcun dubbio che Brunero, fortissimo campione ma piuttosto fermo nelle volate, avrebbe dovuto soccombere a Girardengo,  svelto e furbo come un gatto. A questo punto entrò in scene il custode: trascinato dall’en­tusiasmo e dimentico del suo dovere, si protese per applaudire i due campioni e infilò la bandiera che teneva nelle mani, il simbolo della sue autorità, in una ruota della bicicletta di Girardengo.  Mancavano al traguardo duecento metri: “Gi­ra,, andò a gambe levate e Brunero fu facile vincitore.

MILANO SANREMO del 1923

Girardengo Costante, ormai definito “it campionissimo”, come abbiamo visto,  nello scorso anno fu secondo nella Milano-Sanremo per una caduta che lo fermò a duecento metri dal traguardo. II Giro d’Italia lo vide ritirato, insieme alle maggiori squadre, in segno di protesta contro gli organizzatori che avrebbero do­vuto squalificare Brunero, il quale risultò vincitore, per la sostituzione irregolare di un tubolare.  Sua Maestà Costante  e la rivelazione. L’edizione del 1923 della Corsa al sole, vide la terza vittoria di Gira. E fu una vittoria abba­stanza facile per quello che era in quel momento il re del ciclismo, I ‘invincibile, il campio­nissimo. Ma i suoi avversari in questa corsa, apparvero afflitti da un eccessivo timore riverenziale. Una sola volta osarono attaccarlo: quando, poco dopo Ova­da, Girardengo capito la solita foratura. Si fermarono ad attenderlo Petiva, Lucotti, Gremo, Azzini: tutti uomini di prim’ordine, al suo servizio. Cosicché, quando il ricongiungimento fu attuato, subentrò negli avversari la rassegnazione e undici corridori giunsero insieme a Sanremo. ,,Girardengo, in volata dominò su Belloni. Le cronache del passag­gio al Turchino registrano che primo alla celebre vetta fu Ottavio Bottecchia, defi­nito “rivelazione delta corsa„ e „brillante vedette dei corridori juniores.

MILANO SANREMO del 1924

Pietro Linari stradista e pistard spettacolare, incomincio ad affermarsi nel 1919 (era nato a Rifredi il 15 ottobre 1896). Collezionò vittorie in Italia ed oltreconfine, grazie alle doti di velocista che gli permisero addirittura di rivaleggiare con gli sprinter più dotati del momento. Fu suo it record del mondo dei 500 metri lanciati, ed entusiasmò le folle dei velodromi anche in gare di inseguimento. Nella Milano Sanremo del 1924 che lo vide vincitore, venne colto da dolori alle gambe che lo indussero a pensare di ritirarsi e solo I ‘incitamento di Sivocci lo indusse a proseguire. ,,Pietrino- era il vezzeggiativo con cui gli amici chiamavano Pietro Linari: un vez­zeggiativo assai fuor di proposito perché era un pezzo di marcantonio alto 1,85 dinamico, espansivo e… sprinter d’eccelsa qualità, temuto da tutti i corridori, che pure gli erano amici, negli arrivi in gruppo. L’edi­zione del 1924 fu scarsamente combattuta, rispetto allo standard della Classicissima: ma Linari, in vista del traguardo, i dolori erano progressivamente passati e i due grandi rivali Girardengo e Belloni dovet­tero inchinarsi al fiorentino nella tumultuosa volata del numeroso drappello (ventitre componenti) che si presentarono in Corso Cavallotti.

MILANO SANREMO del 1925    ANCORA LUI: “GIRA” è proprio Costante!  Il suo dominio prosegue regolarmente e sensazionale fu il suo trionfo nel Giro d’Italia, quando si aggiudicò otto tappe su dieci. II 1924 lo vide ancore protagonista con le vittorie nel Giro del Piemonte, nel Giro della Toscana, nel Campionato Italiano (I’ottavo) e, soprattutto, con quella net Gran Premio Wol­ber a Parigi, considerato una specie di campionato del mondo (il primo campio­nato del Mondo ufficiale fu quello di Adenau del 1927). La vittoria in questa edizione delta Milano-Sanremo, ottenuta allo sprint su Brunero e Linari, apre felicemente una nuova stagione di successo per il campionissimo”.  Un ufficiale di gara aveva tolto a Girardengo net 1922 la soddisfazione di una vittoria certa. Un ufficiale di gara favorì il trionfo di “Gira,, nel 1925. Ma questa volta senza colpa alcuna ne di Girardengo ne del giurato. Fu solo per un eccesso di scrupolo del fiorentino Linari. Questi, giunto con i primi al controllo di Arenzano, indugio per cercare un giurato cui consegnare, come prescriveva il regolamento, il mozzo di una ruota rotta che egli aveva in precedenza sostitui­to. Girardengo non si lascio sfuggire I ‘occasione di togliersi dalle ruote il pericolo­so avversario e fuggì a tutta birra. Solo Brunero gli resistette, ma in volata fu battuto. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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