FERZETTI GABRIELE Attore teatrale e cinematografico

Gabriele Ferzetti uno degli attori viene descritto superficialmente anche oltreconfine, “un bellissimo attore italiano,  baffi sempre in bella vista e curati sotto il naso, mocassini rilucenti e giacche perfette, un bellissimo attore italiano che è sempre stato, a suo agio nei noir, nelle strade violente e nelle metropoli dai cieli aperti. Quando lo si vede nella pellicola si dubita di una sola cosa soltanto: è solo buono o solo cattivo? Gabriele Ferzetti fa atmosfera, è perfettamente incastonato in notturni e raggelanti cieli, sconquassati di quando in quando da lampi. È in questo universo cinematografico cupissimo, lontano anni luce da quei ruoli solari che hanno accompagnato la sua

carriera, che ce lo vogliamo ricordare. Dannatamente cool, non c’è che dire! Diventa attore poco più che ventenne quando Luigi Chiarini, per primo, lo dirige ne Via delle cinque lune (1942), successivamente, in quella Cinecittà tardo fascista, trova il suo posto in piccoli ruoli per pellicole come Bengasi (1942) di Augusto Genina, che lo fecero lavorare accanto ad attori come Fosco Giachetti, la bellissima Vivi Gioi e il sardo Amedeo Nazzari.  Nel dopoguerra continua a lavorare nel cinema, alternandolo ogni tanto al teatro e al doppiaggio. Si fa co-protagonista di pellicole commerciali e popolari come I miserabili (1947) di Riccardo Freda e numerosi film di Giorgio Pastina che si collocano fra il genere d’avventura e quello storico. Condivide spesso il set con Marcello Mastroianni, Gino Cervi, Clara Calamai, Marina Berti e Aroldo Tieri, e lentamente scala il successo partecipando a Fabiola (1948) di Alessandro Blasetti o il comico Benvenuto, reverendo! (1949) di Aldo Fabrizi. È molto bravo come caratterista nelle pellicole poliziesche come I falsari (1950) di Franco Rossi, ma da il suo meglio nelle pellicole di Guido Brignone come Core ‘ngrato (1951) e Inganno (1952).
Dopo aver recitato nel biografico Puccini (1952) di Carmine Gallone (che poi lo vorrà anche in Casa Ricordi e La monaca di Monza), conquista il suo primo Nastro d’argento con la sua interpretazione ne La provinciale (1953) di Mario Soldati, accanto a Gina Lollobrigida. Comincia a essere più apprezzato anche dalla critica che ben lo sa applaudire nelle pellicole di Antonio Pietrangeli (Il sole negli occhiNata di marzoSouvenir d’Italie). Numerosi i suoi film con Marcello Pagliero, ma va constatato il fatto che sa ben descrivere anche ritratti maschili nei film di: Luciano Emmer (Camilla, 1954), Michelangelo Antonioni (Le amiche e L’avventura), Steno (Le avventure di Giacomo Casanova, 1955), Mario Monicelli (Donatella, 1956) e Nanni Loy (Parola di ladro, 1957).Attore prediletto da Giorgio Bianchi, è uno dei protagonisti del peplum Annibale (1960), poi passa sotto le mani di Jean Negulesco per Jessica (1962) e viene esportato anche all’estero, facendosi dirigere da Gérard Oury ne Il delitto non paga(1962), accanto all’amico Cervi e alle connazionali Rosanna Schiaffino e Rina Morelli, senza dimenticare Danielle Darrieux, Annie Girardot e Michèle Morgan. Entrato nel grande cast del film comico Il giorno più corto (1962) di Sergio Corbucci, torna accanto a Gina Lollobrigida ne Venere imperiale(1962), cui seguiranno Un tentativo sentimentale (1963) di Pasquale Festa Campanile, Lo scippo (1966) di Nando Cicero e soprattutto La Bibbia (1966) di John Huston.
Scelto da Ettore Scola per affiancare Vittorio Gassman e Mickey Rooney ne L’arcidiavolo(1966), eccolo accanto a Gian Maria Volonté (compagno di set) nel bellissimo A ciascuno il suo (1967) di Elio Petri, che gli permetterà di vincere il suo secondo Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista. In America, lo conoscono soprattutto grazie a Sergio Leone che lo volle in C’era una volta il West (1968) nella parte di Morton, magnate delle ferrovie e cattivo di turno, uno dei suoi ruoli più intensi e significativi.
Nella seconda metà degli anni ’60, quando la cinematografia entra nella sua crisi più acuta, Ferzetti si fa interprete per le commedie di Duccio Tessari, per i primi film erotici (o falsamente tali come Grazie, zia) di Salvatore Samperi (che gli fornì fra l’altro il ruolo, più che convincente, del compagno comunista e sentimentale della dottoressa incestuosa Lisa Gastoni), per le pellicole drammatiche di Roberto Faenza e quelle poliziesche di Giuliano Montaldo. La sua carriera abbraccia altri grandissimi nomi del nostro panorama italiano da Mauro Bolognini ad Alberto Lattuada, passando per quegli autori considerati di mera serie B come Mario Caiano, Marcello Aliprandi ed Eriprando Visconti. Ma è uno dei molti attori italiani che entra a far parte della saga di 007, recitando ne Agente 007 – Al servizio di Sua Maestà (1969).
Ancora molto attivo nel cinema d’oltralpe è affianco a Yves Montand ne La confessione (1970) di Costantin Costa Gavras, poi si fa dirigere in pellicole mediocri (Bisturi, la mafia bianca o Gli amici di Nick Hezard). Nel 1974, prende parte allo scandaloso Il portiere di notte di Liliana Cavani nella parte di Hans. Ormai largamente internazionale e con una buona filmografia alle spalle, lo vediamo recitare in Nina (1976) di Vincente Minnelli e Due volte donna (1978) di Elie Chouraqui, ma anche nel cult Sette note in nero (1977) di Lucio Fulci. Accanto a Mario Merola in Zappatore (1980), recita nel grottesco Grog (1982), seguito da Caldo soffocante. Pilastro della recitazione italiana, questo instancabile attore recita oggi fra cinema e piccolo schermo, e non disdegna il teatro. Dalla fiction Le ragazze di Miss Italia (2002) di Dino Risi al film PerdutoAmor (2003) del cantautore Franco Battiato, per tornare poi al tubo catodico con Callas e Onassis (2005), Giovanni Paolo II (2005) e Papa Lucani – Il sorriso di Dio (2006). Ha poi interpretato il film di Luca Guadagnino Io sono l’amore IO SONO L’AMORE di Luca Guadagnino 2009e quello di Edoardo Leo 18 anni dopo.
Distinto, non si sospetterebbe mai che dietro quella faccia borghese si nasconda un mafioso che controlla traffici di droga e di armi, un gangster che fa innamorare le più belle pupe della città e che rapisce vittime innocenti della sua ragnatela.
 

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